|
Dalla somma algebrica dei punteggi assegnati è derivata una
graduatoria di ben tredici finalisti, dodici dei quali residenti in
Piemonte. I racconti giunti in finale, in forma rigorosamente anonima,
sono stati sottoposti al giudizio della giornalista Josè Pellegrini,
gia'direttrice del mitico Corriere dei Piccoli,
e di due scrittori che non hanno bisogno di presentazioni: Gina
Lagorio e Franco Piccinelli.
Il volume "Mai dire masche" raccoglie in antologia i racconti
migliori selezionati dalla giuria e ha in apertura un racconto fuori
concorso, spedito via e-mail fuori termine, che avrebbe meritato la
palma della vittoria, soprattutto perché emblematico rispetto
a due caratterizzazioni: la minaccia incombente della lotta contro gli
animali nei quali le masche prendono corpo come allusione all'incontro
che ciascuno di noi, fin da bambino, fa con la propria dimensione d'ombra
e il percorso narrativo che procede su due piani, quello della memoria
che razionalizza e rielabora e quello del rapimento, del modo in cui
la fantasia crea mostri per difendersi dalla realtà, inventando
un orrore fantastico per allontanare altri disagi.
Per il resto, i racconti sono in ordine di graduatoria.
In generale i racconti proposti all'attenzione dei lettori hanno il
merito di evidenziare il forte bisogno di immagini che le storie di
masche esprimono, come bisogno di imitazione di qualcosa o di qualcuno,
anche se non presente nella realtà percettiva del momento. E
si caricano, nella trasposizione personale che ciascun autore ha saputo
realizzare, di incanto, di meraviglia, di immagini evocate, contenute
nei sotterranei dell'inconscio collettivo.
Ed ecco che, in generale, le masche vengono alla ribalta come esseri
dispettosi che possono fare cose tremende e persino convertirsi alla
bontà ( ma succede di rado).
In altri racconti spartiscono con i folletti, i gatti neri, le civette
e altre inquietanti creature della notte la scelta di vivere nel cuore
di luoghi ancora selvaggi. In alcune storie la masca appare come una
creatura infelice che cerca di consolarsi travestendosi da animale per
rompere il cerchio dell'emarginazione ( sintomatica la figura della
masca casalinga, trascurata dal marito, che gli fa i dispetti per vendetta).
Il messaggio forte che i racconti ci trasmettono è che la vera
strega è in realtà quella nascosta dentro di noi, il nostro
io più segreto che amiamo e temiamo allo stesso tempo, che a
volte odiamo ma che ci attrae inesorabilmente e che non sempre siamo
capaci di accettare.
Un'ultima considerazione riguarda l'età anagrafica degli autori.
Accanto ad una Vittoria Sincero, classe
1920, veterana del pavesiano mestiere di scrivere, sono al loro debutto
molti giovani che hanno saputo cogliere nei racconti di masche confezionati
per il concorso l'incontro con il terribile, con la paura, il blocco
oppure, in modo più ironico e sfumato, la via di fuga allegra
e indocile, lo scherzo, lo svago innocente. E alle diverse generazioni
di testimoni che contribuiscono a rendere plurale il discorso sulle
masche, fa da contrappunto la varietà geografica delle presenze,
segno anche questo di un vitalismo prezioso, nonostante sia indubbia
e forte la colorazione piemontese che nelle masche ha saputo trovare
qualcosa di diverso e di altro, rispetto al modello convenzionale di
strega italiana.
Una recensione in primo piano
La recensione pubblicata sabato 9 marzo 2002 sul periodico
"Il nuovo Braidese" nella
rubrica "Libri, che passione!":
"Edito nei Quaderni di Civiltà e Cultura Piemontese della
casa editrice "Priuli & Verlucca, editori, è uscito
un bellissimo volume, curato da Donato Bosca, che si occupa in modo
vivo ed intelligente di una tradizione, diventata mito per generazioni
di piemontesi, che per secoli ha attraversato l'immaginario collettivo
delle genti della zona sino a fissarsi in alcuni caratteri anche antropologicamente
ben definiti, che rimandano cioè a credenze e ritualità
intimamente connesse al patrimonio culturale di un determinato gruppo
umano. Il volume si intitola "Mai dire Masche- il mistero delle
streghe. Racconti e storie tra immaginario e mito" e si è
avvalso della collaborazione di tantissime persone che hanno inviato
ad un concorso ideato appunto da Donato Bosca ( intitolato "Una
masca e via... sulle ali della fantasia"), espertissimo e raffinato
coordinatore, un nutrito gruppo di storie che vedono qui per la prima
volta una loro redazione scritta: vecchine, gatti, atmosfere inquietanti
in paesaggi di dolci rilievi, di vigne, di cascine, ed ancora magie,
riti sabbatici notturni ed incantesimi vari per tutti i gusti: ecco,
in estrema sintesi, i contenuti narrativi di queste deliziose e fantastiche
storie che uniscono geograficamente un territorio facendoci capire come
la cultura popolare possa esprimersi al meglio lasciando correre a briglia
sciolta la fantasia e la creatività. Tra i tanti racconti brevi
segnalo, per grande interesse locale, "La cavallina bianca",
del braidese Flavio Bonardo e "Il
fantasma musicale della zizzola" di Luciano Converso, colto ed
ironico titolare di una importante rubrica sul nostro quindicinale,
ma l'elenco potrebbe veramente inglobare tutti i racconti, nonché
tutta la seconda parte del libro, introdotta efficacemente da Donato
Bosca con un "viaggio sul manico di scopa". Un libro bellissimo,
decisamente interessante, da leggere con voracità per entrare
con la mente in un mondo ancora incantato, costituito da valori autentici,
ritmati su di una misura temporale certamente meno stressante di quella
del nostro mondo, anche se, ovviamente, anche qui Internet fa capolino
come possiamo leggere in www.masche.it di Maria Angela Pronello."
|