Don’t Play This Game | Anteprima

Ott 4, 2023 | anteprime

In quest’anteprima parliamo di Don’t Play This Game, un GdR in solitaria ispirato ai film horror found footage.

Qui parleremo della demo del gioco che ci è stata gentilmente fornita da Parable Games. Vi consigliamo di seguirli sul loro sito e sulle pagine Facebook, Instagram e X (Twitter); inoltre vi lasciamo il link alla campagna Kickstarter nel caso siate interessati.

Found Footage e GdR

Per chi non lo sapesse il found footage è una tecnica narrativa la cui premessa è quella di raccontare una storia tramite l’uso di filmati ritrovati e montati insieme; alcuni esempi sono The Blair Witch Project, Creep, Rec, Cannibal Holocaust, Paranormal Activity, la saga di Cloverfield e tanti altri; spesso questo espediente viene sfruttato nel genere horror.

Don’t Play This Game utilizza questa tecnica in maniera veramente geniale, cioè ribaltando la situazione; durante la nostra esperienza ludica non dovremo visionare un vecchi contenuti, ma creremo il nostro personalissimo found footage fatto di video, foto, pagine di diario e tanto altro. Il tutto è inserito in una cornice inquietantemente sublime: se non giocheremo, entro 7 giorni succederanno delle cose tremende ai nostri cari (qualcuno ha detto The Ring?). Sebbene (ovviamente o per fortuna) fittizio, questo incipit è un ottimo modo per attirare l’attenzione e generare un’atmosfera perfetta per fare immedesimare il giocatore.

Durante il setup e per buona parte dell’esperienza saremo guidati dalle note di un nostro predecessore, ma talvolta dovremo interagire con l’Entità stessa che ha creato il gioco. Ho trovato molto coinvolgente il fatto che quando scrive il nostro aiutante troviamo i caratteri a macchina, mentre l’Entità utilizza un grassetto irregolare e sporco, proprio come se entrasse a forza nella pagina.

Dal punto di vista artistico, la demo è fantastica. Già soltanto dalla copertina (che sembra un collage di lettere ritagliate da giornali e riviste) si capisce che il lavoro è stato fatto con un’enorme cura per i dettagli. Non troviamo illustrazioni nel senso classico del termine, ma foto realistiche, scarabocchi e segni che restituiscono un ottimo senso di vissuto e di credibilità.

Sistemi di Sicurezza

Trovo utilissimo che fin dalla prima pagina si parli di sicurezza e di quali sistemi utilizzare; infatti il gioco ha toni horror molto pesanti e si parla apertamente della morte di persone care e familiari.

Ci viene quindi fornito un set di parole chiave e domande per creare distanza dal nostro personaggio. Una scelta azzeccatissima, che ci permette di vivere l’esperienza senza mai andare troppo “oltre” e senza sovrapporci al nostro personaggio.

Viene data importanza alla sicurezza personale perché in questo gioco si dovranno creare oggetti con le proprie mani; il manuale, ovviamente, sconsiglia di usare materiali pericolosi e quando bisognerà raccogliere qualcosa o fare foto viene specificato che dovremo farlo in totale sicurezza.

Un altro consiglio molto utile è il prendersi una pausa tra i vari Eventi e farsi delle domande per capire se l’esperienza stia diventando troppo pesante. In quel caso sono gli stessi autori che ci consigliano di mettere via il gioco e riposarsi.

L’Ancora

Il nostro Personaggio o Ancora (Anchor in inglese, ndr) è rappresentato da 6 Attributi, un contatore per la Vita e tutte le informazioni di Background come Nome, Età, Professione, etc. Essi sono:

  • Talenti: ciò che sa fare meglio; potrebbero essere legati al suo lavoro o alle sue passioni e ne potremo acquisire altri durante il gioco.
  • Risorse: tutti gli oggetti e gli strumenti che possono tornare utili. Possono andare da una macchina a una lanterna da campo.
  • Amici: i suoi alleati, le persone care a cui potrà sempre chiedere una mano. Ma dobbiamo stare attenti: potrebbero venire colpiti anche loro dall’Entità.
  • Segreti: informazioni sull’Entità e su quello che è successo al protagonista.
  • Paure: le sue paure; inizieremo a giocare con poche di esse, per poi accumularne altre.
  • Artefatti: oggetti che possono aiutare od ostacolare; sono la connessione con l’Entità. Potrebbero essere foto oppure oggetti raccolti.

Tutti questi non sono rappresentati da valori numerici, ma parole da segnare sulla scheda; nella demo non ci sono delle liste da cui scegliere e al giocatore viene lasciata totale libertà a riguardo.

Invece la Vita è rappresentata da 10 punti che potranno scendere oppure salire in base alle nostre scelte, agli Eventi e alle prove. Ad esempio un Evento ci potrebbe chiedere di lanciare un d6 e se il risultato sarà 4 o più il personaggio perderà solo un punto di Vita, mentre un tiro più basso ne consumerà 3. Quando la Vita finisce abbiamo perso e l’Entità ha vinto.

Secondo me questo è un ottimo modo per rappresentare un personaggio in pochi ed efficaci passi, perfettamente in linea con l’esperienza di gioco.

Anteprima del Regolamento di Don’t Play This Game

Il regolamento di Don’t Play This Game è molto semplice e intuitivo.

Partendo dall’Evento 1, dovremo vivere questo viaggio spostandoci in avanti o indietro tra gli Eventi tirando la tipologia di dado che ci verrà indicata; è richiesto un set intero, dal d20 al d4. Se ad esempio l’Evento 4 ci dice di muoverci avanti di un d6, dovremo tirare il dado e, in caso esca un 3, passare all’Evento 7. Nella demo non ho potuto provare questa meccanica perché gli eventi proposti sono solo 10 e da affrontare in ordine, così da vivere un’esperienza di gioco breve ma completa; sulla carta però mi sembra un’idea funzionale e imprevedibile.

Gli Eventi, fulcro del gioco, contengono anche delle domande e delle istruzioni riguardanti delle azioni che dovremo compiere. A ogni domanda che ci viene posta dovremo rispondere sul nostro diario; gli spunti presenti nella Demo sono stimolanti e aiutano ad articolare risposte utili alla narrazione.

Le Azioni invece sono richieste pratiche come ad esempio scattare una fotografia, raccogliere un oggetto oppure semplicemente tirare un dado e superare una certa soglia. Un’Azione che mi ha molto colpito è stata quella di andare nella propria biblioteca cittadina, cercare un libro che possa aiutarci contro l’Entità e fotografarlo; sicuramente è un’esperienza che può sembrare strana, ma in senso positivo e coinvolgente.

Lo scopo finale è sopravvivere a più Eventi possibili per poi arrivare all’Epilogo. Nella demo sono presenti solo due possibili finali, entrambi interessanti; nel prodotto finale ce ne saranno molti di più da provare.

Conclusioni dell’Anteprima di Don’t Play This Game

In conclusione la demo di Don’t Play This Game mi ha catturato, intrigato e terrorizzato (in senso positivo).

Il sistema riesce perfettamente a trasmettere l’esperienza concepita degli autori e a farci costruire il nostro found footage personale; le giocate che ne scaturiscono sono pesanti e catartiche; forse non sono adattissime ai deboli di cuore. Un ottimo impianto artistico riesce a intensificare queste sensazioni e far venire i brividi mentre si sfogliano le pagine del manuale.

Consiglio vivamente a tutti gli amanti dell’horror e dei giochi in solitaria di seguire e partecipare alla campagna Kickstarter per provare un’esperienza nuova e appagante; ma state attenti perché, se non giocate, entro 7 giorni accadranno delle cose molto spiacevoli… E non dite che non vi avevo avvertiti!

 

Se avete apprezzato questa anteprima, continuate a seguirci per rimanere informati sullo sviluppo di Don’t Play This Game!
Spread games

AUTORE

Alessandro Rocchi
Nerd da quando è nato, appassionato di molte cose (anche troppe): videogiochi, scrittura, letteratura, musica. Da quando ha scoperto il gioco di ruolo è stato amore a prima vista e ora sta considerando di allungare le sue giornate a 48 ore per riuscire a fare tutto.

0 commenti

Invia un commento

Offrici un dado 😀

Offrici un dado 😀