Ringrazio come prima cosa l’autore, Giovanni Nava, per averci fornito una copia digitale di Goblinesque, in modo da poterne scrivere una recensione. Si tratta di un’avventura OSR decisamente irriverente e fuori dagli schemi, in cui non si interpretano prodi eroi, ma un gruppo di goblin: piccoli, dispettosi e pronti a fare un gran caos. Può essere adattata a qualsiasi regolamento old school, rendendola perfetta sia per una one-shot che per una parentesi leggera in una campagna più seria.
L’opera è acquistabile su DriveThruRPG al prezzo di 9,99 dollari (circa 8,54 euro).
Se vi piacciono le sessioni in cui si ride, si improvvisa e si creano disastri memorabili, Goblinesque potrebbe diventare il vostro nuovo diversivo preferito al tavolo.
Recensione delle Meccaniche di Goblinesque: Libertà Goblin al 100%
Uno dei punti di forza di Goblinesque è che non ti costringe a imparare nuove regole o a incastrarlo in un sistema specifico. È stato pensato in maniera meccanicamente neutrale, così puoi innestarlo senza sforzo sul regolamento OSR che preferisci.
Molti elementi — incantesimi compresi — sono volutamente lasciati sul vago o presentati come spunti, proprio per permettere a ogni gruppo di modellare l’avventura sul proprio stile di gioco. In pratica: prendi l’ossatura, metti sopra il tuo regolamento preferito e lascia che i goblin facciano il resto.

Risate, Inganni e un’Ora X che Incombe
Goblinesque non è la classica avventura fantasy dove i buoni salvano il mondo. Qui sei un goblin: furbo, caotico e poco incline alle regole, che si muove in un maniero pieno di trappole, creature bizzarre e situazioni assurde.
L’umorismo è sempre presente, ma non toglie spazio alla tensione: c’è una “scadenza” che incombe, spingendo i giocatori a muoversi in fretta e a prendere decisioni avventate. Il bello? L’urgenza diventa un gioco nel gioco, mantenendo un equilibrio perfetto tra comicità e sfida.
Giochi un Goblin, non un Eroe
In Goblinesque, i goblin non sono quei PNG di basso livello destinati a fare da bersaglio facile. Qui sono il centro della scena: pigri, indisciplinati, avidi, maliziosi… In pratica esseri umani, ma senza la pretesa di sembrare migliori. Non nascondono le loro debolezze dietro leggende eroiche: le sbandierano con orgoglio mentre rubano, scappano e combinano guai.
Minuscoli, egoisti, codardi, abituati all’oscurità dei cunicoli e allergici al sole, vivono in tribù e venerano culti sotterranei. Non sono grandi studiosi, ma qualcuno ha imparato a parlare — e persino a leggere — il linguaggio comune, cosa che tra loro fa curriculum.

E poi ci sono le “Classi” goblinesche, una più “particolare” dell’altra:
- Goblin Spaccateste: “Ho messo la testa a posto. È insieme alle altre.”
- Goblin Furfante: “Bisogna prendere le cose con leggerezza. In particolare quelle degli altri.”
- Goblin Sciamano: “La vera bellezza è quella interiore. Per questo devo aprirti.”
- Goblin Cavalcalupi: “Se fa così è perché ha fame.”
- Goblin delle Pergamene: “Era già così quando sono arrivato!”
- Goblin Alchimista: “Mischiare fa male, dicono. Allora ho mischiato bene!”
- Goblin della Porta Accanto: “Mh?” (perfetto per chi vuole giocare senza Classe)
Un cast di protagonisti caotici pronti a dimostrare che sì, anche il disastro può essere un’arte.
Un’Avventura Caotica, Ma con un Piano (Più o Meno)
Goblinesque è costruito per essere un parco giochi pieno di trappole, incontri e situazioni assurde, ma dietro al caos c’è una logica chiara: dare ai giocatori la sensazione di essere sempre in pericolo… E di dover improvvisare.
Il maniero in cui si svolge l’azione è un labirinto vivo: corridoi, stanze piene di sorprese, enigmi, creature affamate e un costante senso di urgenza. Non è pensato per essere “ripulito” in un’unica sessione. La “maledizione” (un grazie al misterioso P’tahr!) serve proprio a regolare il ritmo, spingendo i goblin a muoversi e a decidere in fretta.
La struttura è modulare: il narratore può accelerare o rallentare gli eventi, rendere l’esperienza una corsa contro il tempo o una lenta discesa nella follia verde. E anche se l’atmosfera è comica, il lieto fine va sudato: ogni scelta sbagliata può trasformare una bravata in un disastro epico.

Recensione Grafica di Goblinesque: un’Avventura Verde Pixel
A livello visivo, Goblinesque è un mix irresistibile di vecchia scuola e nostalgia videoludica. La vera chicca: uno stile pixel art, che sembra uscito da un platform a scorrimento degli anni ’80 (ok, forse un po’ più di 8 bit… diciamo 54 bit come nei tuoi ricordi) comprensivo di mappe e, udite udite, nove intere pagine di miniature da stampare, ritagliare e piegare per giocare.
Questo contrasto funziona bene: la grafica “pixellosa” e diretta rende subito chiaro che non ci troviamo di fronte a un’avventura patinata, ma a qualcosa che vuole essere giocato, maltrattato e, perché no, scarabocchiato. È uno stile coerente con il tono dell’avventura: leggero, irriverente, ma con abbastanza personalità per distinguersi dal mucchio di moduli fantasy “seri” che popolano il mercato.
Conclusione della Recensione di Goblinesque
Goblinesque è un’avventura OSR che sa esattamente cosa vuole essere: veloce da preparare, facile da adattare, e capace di strappare più di una risata anche mentre i tuoi goblin finiscono male (perché finiranno male, fidati).
Non è un modulo per chi cerca epicità, intrighi elaborati o drammi esistenziali: qui si viene per rotolare dadi, correre rischi assurdi e vivere la vita breve e turbolenta di un goblin che probabilmente non arriverà ai titoli di coda… Ma lo farà con stile.

Che tu la usi come one-shot tra campagne più serie, come intermezzo comico o come base per una serie di disavventure “verdi”, Goblinesque è una piccola perla di design intelligente e autoironico.
E in un panorama dove tutto sembra voler essere sempre più semplificato e libero, Goblinesque lo è davvero, oltre al fatto che ogni tanto è bello ricordarsi che si può giocare anche così: sporchi, scaltri e con un sorriso maligno stampato in faccia.


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