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Grotten: 1-Bit Deeper | Recensione

Nov 12, 2024 | recensioni

Prima di iniziare questa recensione, voglio ringraziare l’autore Tommy Sunzenauer (Sunzenaut) per averci inviato una copia di Grotten: 1-Bit Deeper, un gioco di ruolo dark fantasy minimalista con elementi di dungeon crawling da gioco da tavolo.

Se dopo aver letto questa recensione foste interessati all’acquisto, potete trovare questo prodotto sul sito ufficiale dell’autore al prezzo di 13,95 € in copia fisica (comprensiva di PDF); per la sola copia digitale la pagina di acquisto è la medesima e il prezzo scende a 6,95 €. Il bundle di copia fisica e digitale è acquistabile in italiano al prezzo di 15 ero sullo store di Nigredo Press.

 

Recensione dell’Estetica di Grotten

Il manuale è molto compatto: conta 21 pagine di dimensioni 16×16 cm, racchiuse in copertina flessibile. Il testo presenta un font piccolo, ma ben leggibile; l’impaginazione è molto semplice, ma integra alla perfezione testo e immagini.

Il lato artistico di questo gioco di ruolo è perfettamente racchiuso nel suo sottotitolo: 1-Bit Deeper. Tutte le illustrazioni sono in bianco e nero, in un delizioso stile pixelloso che ricorda molto alcuni videogiochi degli anni ’80 e ’90. Tra essi possiamo citare Castlevania e The Legend of Zelda, peraltro correttamente riportati all’inizio del manuale. Questo dona una coerenza interna del manuale molto apprezzabile, oltre a trasportare in maniera molto efficace nelle atmosfere che il GdR vuole ricreare.

Le Modalità di Gioco

Il regolamento di Grotten (come potrete notare da questo paragrafo della mia recensione) è molto leggero e immediato, permettendo di iniziare a giocare in pochi minuti. Questo è anche possibile grazie al fatto che molte meccaniche sono fortemente ispirate a Mörk Borg, un punto di riferimento del genere old school. Questo permette sia di sentirsi a casa nel caso si conosca il gioco di ruolo citato, sia di integrare facilmente meccaniche e altri elementi da esso. Esiste inoltre la possibilità di adattare l’esperienza di gioco ad altri sistemi OSR, ma di seguito analizzeremo le meccaniche per come sono state pensate dall’autore. In ogni caso anche queste fonti d’ispirazione sono citate a inizio manuale con molta correttezza.

Innanzitutto il gioco può essere vissuto in due modi. Si può giocare da soli, rendendo l’esperienza più simile ad un gioco da tavolo, oppure con la partecipazione di un narratore. In questo ultimo caso un unico giocatore può gestire più personaggi o, in presenza di un gruppo di giocatori, si hanno sessioni più classiche.

Il manuale propone due praticissime tabelle che contengono tutto il necessario per generare i personaggi e capire come mandarli all’avventura.

La Creazione dei Personaggi

Dobbiamo quindi dare vita a un personaggio adatto all’esplorazione di tunnel e sotterranei che ci attende. Non ci sono riferimenti particolari a quanti possano servirne e a come adattare di conseguenza le sfide; dopotutto l’esperienza di gioco vuole essere letale, quindi questi dettagli non ci interessano.

In ogni caso il primo passo per compilare la scheda (oltre a scegliere il nome) è stabilire le quattro caratteristiche, lanciando per ognuna 1d4 e sottraendo da esso un altro 1d4 (considerando quindi anche esiti negativi). Esse sono:

  • Strenght (Forza): potenza bruta e combattimento in mischia.
  • Agility (Agilità): capacità di schivare e atletica.
  • Presence (Presenza): mirare, lanciare incantesimi e contrattare.
  • Toughness (Robustezza): resistenza a fatica, veleni e malattie.

Gli HP (Punti Vita) si calcolano poi sommando al lancio di un d6 anche il valore di Robustezza e un ulteriore valore fisso di 6.

In seguito si ottengono un’arma da mischia, una da distanza, un’armatura e una pergamena casuali. Le prime due si utilizzano con un test della relativa caratteristica, ovvero lanciando un d20 a cui va sommato il punteggio di Strenght o Presence e cercando di ottenere un valore fisso, solitamente 12. L’armatura invece diminuisce l’ammontare di danni subiti, che si ricevono quando si fallisce un tiro per evitare di essere colpiti. Le pergamene richiedono un tiro di Presenza a difficoltà crescente per ogni utilizzo, diventando poi cenere e ferendo l’utilizzatore.

Infine si ottiene un d4 Luck (Fortuna), spendibile per rilanciare alcuni tiri o infliggere danno massimizzato.

Ogni quattro nemici (o un boss) eliminati, si passa di livello. Non aspettatevi però grandi miglioramenti: alcuni HP in più, qualche caratteristica che si alza, e si torna a cercare di non morire.

 

Recensione delle Meccaniche di Grotten

Ora dunque siamo pronti a scendere in un dedalo di eterno tormento!

Per prima cosa bisogna posizionare la tessera che rappresenta l’entrata nel dungeon, con una tessera rappresentante una porta su ogni sua uscita. In seguito scegliamo una di esse, giriamo la tessera e scopriamo cosa si trova sul retro. Le possibilità comprendono corridoi e stanze. Lanciando un d20 si stabilisce il tipo di incontro che si ha al suo interno: nulla, una struttura, un tesoro, un PNG, dei mostri o un boss (quest’ultimo non nei corridoi). Ognuna di queste categorie ha una tabella casuale dedicata e con il lancio di un d66 (doppio d6) possiamo scoprire la natura specifica dell’incontro. Ovviamente l’esplorazione è libera e si può anche tornare in stanze già visitate.

Le opzioni a disposizione sono dunque tantissime e ho apprezzato molto anche la loro originalità. Nel mio vagare nei meandri della terra, ho superato una stanza piena di specchi, dai quali è emerso il mio clone malvagio. Dopo averlo sconfitto ho proseguito in un corridoio nel quale si trovava un principe dall’aspetto esotico, che mi ha chiesto di proteggerlo dai pericoli del sotterraneo. Ho accettato, lui mi ha seguito ma nella stanza successiva abbiamo purtroppo trovato la fine del nostro cammino. Una tetra figura ci ha bloccato il passaggio, abbattendoci a spadate e divorando le nostre anime. Succede anche questo, quando si incontra il boss del dungeon.

Esistono casistiche particolari e varie sorprese, ma il fulcro è questo. Si tratta di un classico e spietato dungeon crawler.

 

Conclusioni della Recensione di Grotten

Si può quindi facilmente intuire da quanto detto nel paragrafo precedente di questa recensione che Grotten non ha una lore molto profonda. Questa, al limite, viene lasciata in mano al narratore.

Il punto di forza di questo gioco di ruolo è l’intenso dungeon crawling, che ha anche il pregio di non diventare facilmente ripetitivo. Gli incontri sono vari e ripeterli può essere interessante, dal momento che arrivarci in circostanze differenti potrebbe cambiarne gli esiti. Inoltre eventuali espansioni (ufficiali o homebrew) potrebbero facilmente incrementare ulteriormente la rigiocabilità.

Se avete voglia di scendere in un dungeon tenebroso e dare la caccia al boss di turno cercando di non morire, Grotten fa per voi!

 

Se avete apprezzato questa recensione di Grotten, vi consigliamo di continuare a seguirci per scoprire altri giochi di ruolo!
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AUTORE

Andy Lingua
Nerd curioso ed eclettico, ha piu' passioni che tempo libero. Per cercare di ovviare a questo problema sta valutando la possibilita' di diventare un lich o un vampiro.

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