Oggi abbiamo il piacere di proporvi la nostra recensione di Trails of Fire. Innanzitutto vogliamo ringraziare lo studio belga Red Eyed Rabbit per averci inviato una copia fisica di quest’avventura compatibile con D&D5e.
Trails of Fire, un lavoro di Erlend Van der haegen, è disponibile su Drivethrurpg al costo di 69,00 dollari. La copia digitale non è inclusa con l’acquisto del volume fisico, e costa 25,00 dollari. In ogni caso sono disponibili in un bundle che ne costa 79,00 anziché 94,00.
Recensione del Volume di Trails of Fire
Il manuale di Trails of Fire si presenta sicuramente in maniera importante. 400 pagine, copertina rigida, formato grande. Un volume imponente e di bell’impatto, con un’illustrazione di copertina efficace. L’accostamento tra la cornice nera e i colori vivaci dell’immagine è ben riuscito, e poi a chi non piacciono i dinosauri?
Purtroppo il manuale non è solido quanto meriterebbe un simile tomo. L’attaccatura tra la costa e le copertine sembra troppo sacrificata e, aprendolo con la frequenza richiesta da un’intera campagna, il rischio è di vederlo rovinato prematuramente. In generale la cura che è stata messa in Trails of Fire, dal punto di vista editoriale, segue questa falsariga in tutti gli aspetti.
Le Scelte Artistiche dell’Autore
I paragrafi non sono impaginati nel migliore dei modi, e l’eccessiva differenza nella spaziatura tra una colonna di testo e l’altra si fa notare. Curiosa poi la scelta di includere nel volume le mappe (realizzate da Eli Claes): non solo la quadrettatura è troppo piccola, ma lo spessore del manuale le rende semplicemente inutilizzabili. Fortunatamente possono essere scaricate separatamente, ma a un prezzo di 5,47 dollari. In generale comunque parliamo di mappe quadrettate per la plancia, non di quelle che permettono al DM di orientarsi; all’interno del manuale sono davvero poco funzionali. In questo modo non riescono nemmeno a brillare sotto l’aspetto estetico.
Anche da questo punto di vista Trails of Fire pecca un po’ di superbia. A dispetto della magnifica copertina, le pagine del manuale utilizzano immagini di stock reperibili online. Questo crea una serie di alti e bassi che si può trovare in vari manuali, ma anche una ben più problematica inconsistenza. Stilistica, poiché il tratto dell’illustratore finisce per cambiare di pagina in pagina. Ma anche tematica, perché per ovvi motivi ci troviamo a vedere creature che vengono rappresentate in maniera diversa in ogni pagina.
Recensione di Trails of Fire: il Rapporto Prezzo-Qualità
Si tratterebbe di un peccato veniale se stessimo parlando di un prodotto budget, o di fascia amatoriale. Trails of Fire però si propone come un volume di un certo pregio, e sicuramente ha un costo non indifferente: per quasi settanta dollari una simile trascuratezza non può essere ignorata.
Peraltro è vero che parliamo di un volume di quattrocento pagina, ma anche che più di un terzo di queste sono occupate da un bestiario. Certo sono un’aggiunta di opzioni interessanti per il Dungeon Master, e tutte legate alle regioni toccate dalla campagna di gioco. Ma le illustrazioni sono modellazioni digitali delle rispettive miniatura di ogni creatura. Miniature acquistabili presso il sito di Mini Monster Mayhem, che ha affiancato Red Eyed Rabbit nello sviluppo di questo manuale.
Questo tipo di operazione è sicuramente legittima, ma aiuta a giustificare ancor meno un prezzo così elevato. Un manuale con queste caratteristiche avrebbe meritato un esborso decisamente più contenuto, sebbene i costi di produzione siano innegabili.
Recensione della Campagna di Trails of Fire
Trails of Fire propone una campagna di gioco articolata in quindici differenti avventure interconnesse. Le vicende porteranno i personaggi dal primo fino al decimo livello, seguendo il sistema di avanzamento delle milestones. È interessante avere una campagna prefatta dalla portata così ampia che mantiene un approccio molto concreto, senza distanziarsi troppo da quelle che sono le basi di un setting.
A tal proposito, Trails of Fire non si appoggia ad alcuna ambientazione conosciuta. Le vicende sono ambientate in una regione che viene descritta più o meno nel dettaglio, ma l’autore specifica che questa può essere collocata in qualsiasi setting con una catena montuosa più o meno compatibile.
Ambizioni da Setting
A dirla tutta, a tratti Trails of Fire dà l’impressione di voler nascere come una nuova ambientazione più che come una serie di avventure. Red Eyed Rabbit si spende molto nel descriverne luoghi, leggende e cultura. Magari non a sufficienza da tratteggiare un intero setting, eppure alle volte più di quanto non sia necessario per un’avventura.
Inoltre i vari scenari proposti sembrano essere un po’ troppo eterogenei. Sicuramente nel passare dal primo al decimo livello ci si aspetta che i personaggi viaggino molto. Ed è lecito aspettarsi passaggi da regni d’ispirazione tardo medioevale a picchi montani popolati da draghi, da foreste maledette a reami sotterranei. Aggiungere valli infestate da dinosauri diventa un po’ ingombrante. Se poi ci si mette anche una città stato chiaramente ispirata all’Estremo Oriente, a mio avviso diventa un po’ troppo da gestire.
Recensione di Trails of Fire: Promesse Non Mantenute
Il rischio è quello di creare un’avventura un po’ troppo disomogenea. Le intenzioni di Erlend sono quelle di far vivere a pieno lo scenario che ha creato, cercando di non ridurre tutto al tipo di avventura che vede solo un alternarsi di combattimenti ed esplorazioni: quella che meno preferisce. Ma dichiara di dover rispettare le richieste di Mini Monster Mayhem, la linea di miniature di Lee Stansbury che ha ispirato il bestiario. Va da sé la necessità di un numero di scontri piuttosto elevato.
Il risultato purtroppo è il susseguirsi di una serie di avventure che alternano combattimenti ed esplorazioni. Ci sono momenti narrativi o di interazione, certo, ma sono relegati a paragrafi che si limitano a buttar lì l’argomento. Non c’è una vera e propria struttura di gioco che li supporti, sono solo una cornice in cui muoversi. Possono essere buoni spunti, ma il narratore deve rielaborarli in maniera efficace.
L’Illusione della Scelta
Allo stesso modo, Trails of Fire promette un’avventura in cui le scelte dei personaggi hanno un peso reale, a differenza di quanto accade solitamente. Una promessa mantenuta, almeno in parte. Questo perché l’avventura ha comunque un fortissimo rail roading.
Scene e locazioni sono molto aperte, permettono un gioco piuttosto libero anche se, come detto, è tutto lasciato alla libera inventiva del Dungeon Master. Quando l’avventura riprende il polso della situazione lo fa in maniera molto rigida: di volta in volta i personaggi devono necessariamente passare a uno step successivo predeterminato. In caso contrario si raccomanda al master di fare in modo che ciò avvenga. Un’avventura prefatta così corposa deve accettare questo compromesso.
Recensione di Trails of Fire: PNG Ricorrenti
Anche la promessa di influire sugli eventi è relativa. Sicuramente le scelte dei personaggi hanno un peso sul destino della Valley of Ventris, la cornice della campagna. Ma queste diventano una mera nota di colore: poco importa quale fazione trionferà grazie al supporto dei giocatori, il flusso della campagna rimarrà inalterato, senza bivi. Ironico poter influenzare le sorti di un regno ma non il susseguirsi degli eventi.
Molto più apprezzabile invece è una certa ricorsività dei PNG. Molti di essi ricompaiono infatti più volte nel corso delle avventure, alle volte cambiando ruolo. Cosa ancora più importante, è possibile utilizzarli come alleati a seconda delle scelte prese in precedenza.
Certo anche qui c’è molto illusionismo: spesso si tratta di scegliere tra due opzioni, una delle quali tornerà utile in futuro alla stessa maniera dell’altra, senza avere quindi davvero un peso reale. Ma se non altro contribuisce a dare un po’ di soddisfazione ai giocatori che vogliano far leva sull’interazione oltre che sul tiro per colpire. E, come già specificato, una campagna di 400 pagine richiede dei punti fermi.
Un Po’ di Contesto
La campagna si articola in quindici distinte avventure. Queste possono essere giocate singolarmente, ma rendono ovviamente al meglio se giocate in sequenza. L’autore precisa che sono pensate per essere piuttosto mortali; a tal proposito non propone tabelle o suggerimenti per la conversione, ma solo di aumentare il numero dei personaggi per diminuire la difficoltà. Non esattamente la scelta più pratica.
Compensa parzialmente questa letalità con agganci per l’introduzione di nuovi personaggi nella storia, pronti all’inizio di ogni avventura. Va detto che mantenere continuità tra giocatori ma non tra personaggi potrebbe comunque far perdere un po’ di mordente alla campagna, ma è sicuramente un espediente che permette di portarla a termine con soddisfazione. Anzi, molti giocatori potrebbero preferire vedere le sorti dei protagonisti (e del mondo di gioco) appese ad un filo.
Recensione del Setting di Trails of Fire
Le vicende si svolgono nella regione della Cresta Meridionale (Southern Crest), che come specificato può essere collocata in qualsiasi setting, all’interno di una catena montuosa di difficile attraversamento. La Cresta Meridionale è suddivisa in otto locazioni più specifiche, che verranno visitate dei personaggi nel corso delle varie avventure:
- Lakkenmarsh, la capitale di un marchesato ricco e dalle terre rigogliose, che ricorda una città medievale dell’Europa occidentale.
- Quana, una città-stato permeata da un forte misticismo, tratteggiata con forti influenze del folklore orientale.
- La Blackleaf Forest, un’antica foresta sacra che separa Quana e Lakkenmarsh, maledetta dall’apparizione continua di creature innaturali votate alla distruzione.
- Delver’s Deep, un regno sotterraneo governato dagli gnomi con una minoranza drow emarginata e sfruttata.
- I Rearing Woods, boschi talmente fitti da non permettere il passaggio della luce solare, che ospitano creature che prosperano nell’oscurità.
- Le Raggen Mountains, picchi innevati che, come da tradizione, sono abitati da potenti draghi e da tribù di goblinoidi primitivi.
- La Valley of Ventris, una valle al centro dell’intera Southern Crest dove tribù e creature primordiali hanno una concentrazione insolitamente alta.
- L’Unbiased Land, una terra spoglia che è stata eletta come territorio neutrale tra le due principali tribù umane della Valley of Ventris.
Opzioni per i Personaggi
Legate alle locazioni della Southern Crest, vi sono svariate opzioni per i personaggi. Sono presentate innanzitutto due nuove razze di Dragonborn: i bonari ma pericolosamente cocciuti Azure, dalla voce di tuono, e i maliziosi e selvatici Sylvan, legati all’ambiente naturale.
Sono poi disponibili dei nuovi background, che permettono di giocare personaggi che partano già integrati nella città di Quanan come nobili o popolani. O in alternativa di appartenere a una delle due tribù della Valley of Ventris, gli Stranga e i Varga. L’autore raccomanda di comporre il gruppo per lo più con più con personaggi locali, tenendo al massimo uno straniero nelle sue fila, per garantire al meglio l’immersione nel gioco.
Recensione delle Nuove Sottoclassi di Trails of Fire
Forse l’elemento connesso al piccolo setting presentato più interessante per i giocatori sono delle nuove sottoclassi, una per ogni classe del manuale base di Dungeons & Dragons 5e. Se alcuni passaggi di Trails of Fire mostrano qualche difetto, queste sono molto interessanti. Il loro duplice pregio è quello di essere fortemente integrate nel contesto proposto per la campagna, ma molto facili da ricontestualizzare in altre ambientazioni.
Sicuramente tra quelle che più colpiscono c’è il Primordial, un Barbaro che utilizza la propria Ira per tramutarsi in un animale primitivo (sì, anche in un Tirannosauro). Il Veiled Warrior è invece un Guerriero che è in grado di sfruttare l’innata magia dei drow per affrontare combattimenti acrobatici e ricchi di astuzia. Molto peculiare è l’Oath of Antlers del Paladino, che lo lega alla natura primordiale della Valley of Ventris al punto da rendere la sua armatura simile alle placche di un dinosauro. Altrettanto originale risulta il Barber Surgeon per il Ladro, una figura quasi ai limiti dello steampunk. Non mancano ovviamente specializzazioni per tutti gli incantatori che si sposano con le peculiari fonti di magia arcana e divina della Southern Crest.
Recensione delle Avventure di Trails of Fire
Come anticipato, le avventure che compongono un’intera campagna sono quindici, e determineranno infine la sorte della Southern Crest. Le nostre recensioni sono rigorosamente senza spoiler, ma proverò a darne comunque una rapida panoramica.
Per quanto siano giocabili singolarmente, come detto, è consigliabile viverle come un’unica campagna. Buona parte del fascino che possono avere è infatti nell’andare a ricostruire il background della narrazione con gli elementi che vengono acquisiti man mano. Questo spesso avviene attraverso piccoli deus ex machina o forzature della narrazione, ma a maggior ragione si tratta di peccati tanto più veniali quanto più si può godere di un quadro ampio degli eventi.
Schemi Ricorrenti
I PG saranno tenuti sotto costante pressione dalla sensazione di essere tra l’incudine e il martello. Alle volte per la necessità di scegliere quale delle due fazioni del momento supportare, altre perché gli eventi si susseguiranno a un ritmo molto serrato con pericoli da cui fuggire.
Nel complesso si tratta di uno schema che si ripete piuttosto spesso tra le quindici avventure. I continui cambi di setting e di composizione del gruppo aiuteranno sicuramente a scongiurare la noia, anche se toglieranno buona parte di quello che è il classico fascino della “campagna lunga”. La salvezza della Southern Crest potrebbe diventare più una questione di curiosità che di affezione al setting.
Recensione del Bestiario di Trails of Fire
Come anticipato, più di un terzo del manuale è occupato dal bestiario. Circa 150 pagine di nuove creature e PNG, compresi anche degli individui unici. Si tratta di antagonisti e potenziali alleati utilizzati nel corso dell’avventura: un ottimo bagaglio per accompagnare i personaggi dal primo al decimo livello.
Le creature presentate sono ben caratterizzate e descritte, e questo si riflette anche nelle meccaniche. Sono sicuramente un punto di forza del manuale. Come dichiarato da Erlend, sono ispirate alla linea di miniature create da Lee Stansbury per Mini Monster Mayhem. Le immagini, come vi abbiamo anticipato, sono i file di modellazione 3d di queste miniature. Alcune possono risultare un po’ piatte sulla pagina, altre hanno giochi di luce che le rendono più interessanti. Ma sicuramente sono tutte estremamente ispirate. Quel che è certo è che le miniature risultanti sono davvero splendide, molto dettagliate e con un loro stile ben definito.
Conclusioni della Recensione di Trails of Fire
In definitiva, Trails of Fire è un supplemento decisamente peculiare. Per quanto imponente ed appagante da avere in libreria, la copia fisica (a differenza di quella digitale) ha un costo decisamente elevato rispetto a quello che offre, soprattutto considerando la maggiore cura che avrebbe meritato in certi dettagli.
Può comunque suscitare molto interesse e molto coinvolgimento, soprattutto tra quei gruppi che accettano alcuni punti imprescindibili all’interno di una trama. Un master con una buona capacità di estrapolare un intero setting dal volume, e di condurre per mano il suo gruppo in ogni passaggio per cui si articola la storia, assicurerà al tavolo moltissime ore di divertimento.


















Nella recensione è presente un piccolo errore di battitura.
La recensione è davvero ben scritta, vorrei complimentarmi con l’autore per la capacità di spiegare nel dettaglio alcune problematiche del manuale.
grazie mille per le belle parole, Stefano scrive sempre recensioni puntuali e approfondite!
Quale errore hai trovato? Cosi’ da poterlo sistemare