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Assassins, Demons and Dying Gods | Recensione

Set 18, 2025 | recensioni

Ringraziamo l’autore, Alexandre “Kobayashi” Jeannette, per averci fornito una copia digitale di Assassins, Demons and Dying Gods, permettendoci così di scrivere la recensione di un manuale che si colloca saldamente nel panorama dark fantasy e che non fa nulla per smussare i propri angoli più taglienti.

Siamo davanti a un gioco che non cerca compromessi: atmosfere decadenti, presenze demoniache e divinità ormai al tramonto fanno da cornice a un’esperienza che non vuole essere rassicurante, ma disturbante e oppressiva. Non c’è spazio per l’eroismo puro o per la redenzione. Ogni pagina trasuda la sensazione di un mondo che sta lentamente cadendo, e che i giocatori sono chiamati ad attraversare senza alcuna certezza di uscirne.

Per chi ha il coraggio di mettersi in cammino in un universo che non promette gloria, ma solo sopravvivenza in un contesto in continua decadenza, il manuale è disponibile in inglese e in formato digitale su DriveThruRPG al prezzo di 10,51 dollari (circa 9,07 euro). La copia fisica costa $ 20.99, mentre il bundle che le comprende entrambe $25.99.

Che si tratti di assassini spietati, culti corrotti o divinità agonizzanti, Assassins, Demons and Dying Gods non si limita a raccontare un mondo cupo. Ti ci getta dentro, chiedendoti di respirarne la polvere e di portarti addosso il peso delle sue atmosfere.

Il Cuore dell’Esperienza

Ashengrad non è un luogo di eroi. È una città monumentale e gelida, capitale del decadente Impero Polaris, che richiama da vicino l’opulenza e le ombre della San Pietroburgo imperiale. Palazzi enormi, strade innevate, sfarzo in superficie e marciume negli angoli più bui. E’ qui che si muovono i protagonisti.

E non sono guerrieri scelti o maghi pieni di poteri. Sono persone comuni — mercanti, impiegati, figure senza alcuna gloria — a cui un’entità sovrumana chiamata Guardian affida una missione impossibile: scovare e uccidere i demoni che si nascondono tra la popolazione. Nessun incantesimo, nessuna benedizione, nessuna arma magica: solo l’astuzia, la paura e i compagni al tuo fianco.

Questo è il cuore dell’esperienza di gioco: vivere la fragilità di un uomo o una donna qualsiasi, trascinato in un incubo più grande di lui, in cui la paranoia diventa alleata e nemica allo stesso tempo. In Assassins, Demons and Dying Gods non giochi per diventare un eroe, ma per sopravvivere abbastanza a lungo da capire cosa significa davvero affrontare i demoni — quelli esteriori, e quelli interiori.

Recensione del Sistema e delle Meccaniche di Assassins, Demons and Dying Gods

Il regolamento alla base di Assassins, Demons and Dying Gods è essenziale ma mirato. Non ti dà strumenti per diventare un eroe invincibile, ma per restare in piedi abbastanza a lungo da portare a termine la tua missione. Il gioco lavora con regole snelle, pensate per mantenere alta la tensione e non rallentare l’atmosfera cupa che domina Ashengrad.

La generazione delle caratteristiche dei personaggi (Forza, Destrezza e Intelligenza) prevede il lancio di un d6 e l’attribuzione di un valore indicato da un’apposita tabella. Le prove si affrontano lanciando un d20 e sperando di rimanere sotto la relativa abilità. Parlando di combattimento, invece, i giocatori tirano il loro dado Violenza (da d4 a d12) e il risultato viene sottratto dal totale di Difesa dell’avversario.

Il cuore meccanico non è la crescita meccanica del personaggio, ma la sua sopravvivenza in un ambiente ostile. Ogni scelta pesa: le risorse sono limitate, i combattimenti rapidi e letali, e il rischio di cadere è sempre presente. Non c’è un vero “premio” alla fine di un conflitto, se non il fatto di essere ancora vivo e pronto a fronteggiare il prossimo incubo.

Una delle differenze più marcate sta nel modo in cui il regolamento alimenta la paranoia. I demoni non sono mostri da dungeon, ma esseri nascosti tra la folla, capaci di mescolarsi alla quotidianità della città. Questo significa che la tensione nasce anche dalle interazioni sociali: capire chi è umano e chi no diventa parte integrante del gioco, e ogni errore può costare carissimo.

In questo senso, le regole non servono a “vincere”, ma a gestire il rischio, l’inganno e la precarietà. Ogni tiro di dado diventa un atto di equilibrio tra fiducia e sospetto, tra l’istinto di sopravvivere e la missione che Guardian ti ha imposto.

Recensione dell’Estetica e dell’Atmosfera Visiva di Assassins, Demons and Dying Gods

A colpire subito in Assassins, Demons and Dying Gods è la scelta estetica. Troviamo fotografie in bianco e nero che richiamano con forza un immaginario sovietico — volti rigidi, gruppi in posa, ambienti austeri — ma con dettagli disturbanti che spezzano la normalità. Un uomo con testa e mani da insetto, elementi fuori posto, intrusioni dell’innaturale nella quotidianità. È un modo diretto e potente di comunicare il cuore del gioco: i demoni sono nascosti tra la gente comune, e riconoscerli è il primo passo per sopravvivere.

Accanto alle foto, troviamo illustrazioni e materiali volutamente minimalisti: due disegni di bestiario, asciutti ed essenziali, e mappe scarne, quasi come se fossero state tracciate al tavolo da un giocatore. Non c’è il tentativo di stupire con arte elaborata o dettagli ricchi. L’impatto visivo è volutamente povero, ridotto all’osso, in linea con il tono spoglio e opprimente dell’ambientazione.

Questa scelta grafica non è un difetto, ma un modo per tenere l’attenzione sul punto centrale: il senso di paranoia e precarietà. Non serve la spettacolarità visiva: basta un accenno, un volto sfocato o una stanza vuota, perché sia l’immaginazione dei giocatori a riempirla con ansia, sospetto e tensione.

Punti Forti e Punti Deboli

I Punti Forti che ho apprezzato in quest’opera sono:

  • Coerenza assoluta. Ogni aspetto del gioco, dalle regole all’estetica, è allineato al messaggio che vuole trasmettere: un mondo freddo, senza speranza, dove sopravvivere è l’unico obiettivo. Non ci sono compromessi.
  • Atmosfera potente. L’uso di immagini disturbanti, il tono visivo secco e il minimalismo non lasciano scampo: ti trascinano subito nell’esperienza, senza possibilità di alleggerire.
  • Approccio radicale. È un gioco che osa, che non prova a piacere a tutti, ma che punta dritto a un tipo di esperienza precisa e non addomesticata.

I Punti Deboli (anche se non lo sono necessariamente per chiunque):

  • Non è per tutti. Se cerchi comfort, eroi, progressione epica o catarsi, questo titolo rischia di respingerti. Qui non c’è gloria, solo sospetto e sopravvivenza.
  • Poca azione “epica”. Le partite non sono fatte di battaglie grandiose, ma di investigazioni opprimenti, tensione psicologica e violenza secca. Se vuoi un fantasy di avventura classico, guarda altrove.
  • Estetica essenziale. Il minimalismo visivo è coerente, ma può sembrare povero a chi si aspetta illustrazioni ricche o mappe spettacolari.

A chi si Rivolge e che Tipo di Esperienza Offre

Assassins, Demons and Dying Gods è un gioco pensato per chi non cerca evasione, ma immersione in un mondo spietato. È per i giocatori che vogliono sedersi al tavolo e respirare tensione, accettando di vivere storie corte, intense e spesso senza scampo.

Non troverai eroi che crescono, magie luminose o finali consolatori. Troverai invece uomini e donne comuni costretti a confrontarsi con orrori che si nascondono tra la gente, con il peso della paura e con la fragilità della loro stessa condizione.

È un titolo che divide: se ami la coerenza estrema e l’idea di un’esperienza dura, lo adorerai per la sua radicalità. Se invece cerchi speranza, avventura o spettacolarità, probabilmente ti sembrerà respingente. In ogni caso, non lascia indifferenti.

Conclusione della Recensione di Assassins, Demons and Dying Gods

Assassins, Demons and Dying Gods non è un gioco che cerca di piacere a tutti. È cupo e radicale, ma proprio per questo riesce a scolpire un’esperienza che resta impressa. Non promette gloria né vittoria, ma la tensione costante di vivere in una città che sembra crollare su sé stessa, tra demoni mascherati da uomini e un destino che difficilmente si piega.

Se cerchi un gioco che sappia turbare, coinvolgere e spingerti in una direzione diversa dal fantasy classico, allora questo titolo ha tutte le carte in regola per sorprenderti. Non ti farà uscire dal tavolo con un sorriso leggero, ma con la sensazione di aver attraversato qualcosa di ruvido e memorabile.

E in fondo, non è proprio questo che rende indimenticabili certe sessioni?

Se ti è piaciuta questa recensione di Assassins, Demons and Dying Gods, continua a seguirci per scoprire altri giochi di ruolo con sistemi nuovi e alternativi!
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AUTORE

Andrea Bocca
Classe ’75, saldatore di giorno (ama lavorare con fuoco e metallo come il Popolo Tozzo), appassionato di giochi di ruolo e miniature di notte (che dipinge con la pazienza di un nano centenario). Cresciuto a colpi di Tolkien, Howard e ambientazioni fantasy anni ’90 — quelle toste, che sanno dove vogliono andare — oggi ama scoprire e raccontare il lavoro di chi continua a sognare mondi nuovi. E se ci sono illustrazioni belle e una storia solida... c’è il rischio che ci scriva sopra.

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