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Beton Brut | Recensione

Ott 28, 2025 | recensioni

In questa recensione parliamo di Beton Brut, un gioco di ruolo in solitaria che parla di passato, rimpianti e cemento.

Il gioco è stato creato da Matteo Ignesti ed è edito da Stratagemma Edizioni sia in italiano che in inglese. Ringraziamo l’editore per la copia che ci ha inviato e vi invitiamo a seguirlo sul suo sito ufficiale e sulla pagina Facebook.

Se siete interessati, potete acquistare il gioco a 7,90 euro sullo store ufficiale.

Recensione della Struttura e dell’Arte di Beton Brut

Il manuale di Beton Brut si presenta in un elegante formato zine di circa 40 pagine, tutte a colori.

La particolarità che colpisce subito è che il testo non è inserito in maniera convenzionale all’interno delle pagine, ma si presenta come ritagli di giornale e post-it posizionati su del cemento. Pur essendo stato usato questo layout grafico molto particolare, la leggibilità non è intaccata e rimane una lettura godibile.

Non sono presenti illustrazioni, ma in tutto il manuale troviamo fotografie che restituiscono in maniera perfetta il realismo e il feeling che il manuale vuole trasmettere. Infatti il cemento è protagonista del gioco sia nell’ambientazione che nelle immagini, comunicando un senso di oppressione e peso.

Ci tengo a far notare che l’edizione inglese e quella italiana differiscono nelle fotografie utilizzate e nella disposizione grafica dei vari elementi. Questo valorizza gli elementi inseriti e le rende complementari e uniche a loro modo. I testi ovviamente rimangono invece invariati.

Cemento, Isolamento e Rimpianto

Il gioco è ambientato in un edificio completamente fatto di cemento a vista: Beton Brut, per l’appunto. Questo è protagonista tanto quanto il giocatore. L’ispirazione principale proviene dal brutalismo, una corrente architettonica che utilizzava il cemento a vista e integrava strutture massicce e isolate al paesaggio. Alla fine del manuale troviamo un capitolo dove l’autore illustra questa filosofia e spiega com’è integrata nel gioco.

Il protagonista del gioco è un uomo di mezz’età degli anni 90 che, dopo tanti sacrifici, si è potuto trasferire in un appartamento tutto suo. Come giocatori lo accompagneremo nelle sue vicende, andando nel mentre a riempire un foglietto di circa 20 righe.

L’esperienza di gioco è molto breve, ma impattante. Riesce a restituire perfettamente il senso di angoscia, risentimento e dolore voluto dall’autore. E il finale è sorprendente, con un colpo di scena che mi ha segnato in maniera particolare. Per questo motivo, il gioco non è adatto a tutti e gli stessi autori ci tengono a ribadirlo.

Meccaniche e Tarocchi

Le meccaniche di Beton Brut sono brutalmente semplici. Infatti serviranno solamente: un foglio di carta, una penna, un mazzo dei tarocchi e una moneta.

Dal mazzo dei tarocchi dovremmo estrarre gli arcani maggiori e rimuovere il matto. Durante la lettura del manuale ci verrà chiesto di pescare un arcano maggiore e porlo di fronte a noi in base alle indicazioni potrebbero essere posizionati capovolti o diritti. La moneta invece servirà perché a volte dovremo tirarla e in base a cosa esce ci saranno delle azioni precise da compiere.

Gli arcani sono necessari perché, a un certo punto dell’esperienza, dovremo andare a scrivere il loro significato sul foglio di carta. Quello che varia, e che permette un certo grado di rigiocabilità, è che il significato dell’arcano maggiore muta se è dritto o capovolto. Nel manuale troviamo un comodo capitolo con tutti i significati elencati.

Non sono presenti altre meccaniche all’interno del gioco, ma queste poche permettono di creare una certa ritualistica che riesce a generare emozioni profonde nel giocatore a ogni estrazione.

Conclusione della recensione di Beton Brut

In conclusione, Beton Brut è un gioco molto particolare, un’esperienza originale, che permette di riflettere su vari temi e situazioni ancora attuali. La ritualistica presente nelle meccaniche permette la restituzione di molte sensazioni differenti, andando a creare un’esperienza veramente immersiva.

Anche il manuale (grazie al suo spiccato e particolare design grafico) riesce a catturare l’occhio e trasportare il lettore all’interno della narrazione. La rigiocabilità esiste, ma è limitata. Probabilmente le successive partite non saranno incisive come la prima.

Consiglio Beton Brut agli amanti dei GdR in solitario che cercano un’esperienza diversa dal solito, con un protagonista molto particolare: il cemento e la sua brutalità.

Se vi è piaciuta questa recensione di Beton Brut, vi consiglio di continuare a seguirci per scoprire altri giochi di ruolo originali!
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AUTORE

Alessandro Rocchi
Nerd da quando è nato, appassionato di molte cose (anche troppe): videogiochi, scrittura, letteratura, musica. Da quando ha scoperto il gioco di ruolo è stato amore a prima vista e ora sta considerando di allungare le sue giornate a 48 ore per riuscire a fare tutto.

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