Oggi abbiamo il piacere di proporvi la recensione di Saints of War, un gioco di ruolo futuristico e transumanistico. Vogliamo innanzitutto ringraziare Little Lab Design per averci inviato una copia digitale del gioco. Con esso un grazie anche al team di autori: Guido “Maicol” Campanini, Luigi “Grecor” Aversa, Matteo Ruggiero e Federico Sfameni.
Se questa recensione di Saints of War dovesse averti convinto a provare il gioco, puoi scaricare il quickstart gratuito. Puoi trovare invece la versione completa del gioco nell’e-shop dedicato. Il volume fisico costa 29,90 euro, e con altri 19,90 è possibile portare a casa anche lo schermo del master.
Recensione del Volume di Saints of War
Il manuale è di 128 pagine in formato 17×24, quello che molti conoscono come il “formato tesi”. Per lo spessore è probabilmente quello che offre la migliore capacità di consultazione, punto assolutamente a favore di quello che è per l’appunto un manuale. Un pratico cordino segnalibro migliora ulteriormente quest’aspetto, e soprattutto dà classe al volume.
Il punto forte di Saints of War è però sicuramente la grafica. Il team di illustratori coordinato da Lodovico Sartirana ha svolto un eccellente lavoro, ma quello che stupisce è l’impaginazione di Luigi “Grecor” Aversa. Forse la scelta di una singola colonna rende un volume di questo formato leggermente meno comodo per chi legge in digitale da dispositivi mobili con schermo piccolo (come il cellulare), ma è davvero un’inezia. Lo stile delle pagine è curatissimo e unico. L’intersezione di geometrie pulite e simbolismi si sposa con l’alternanza di sfondo chiaro e scuro, sovrapposto a un leggero graticolo che rende la lettura più riposante. Il risultato è di fortissimo impatto, e restituisce perfettamente le atmosfere futuristiche e al tempo stesso iniziatiche del gioco.
A Che Gioco Giochiamo?
Incasellare in un genere Saints of War è piuttosto difficile, ma per certi versi può ricadere nella Space Opera. I protagonisti appartengono infatti a ordini di monaci guerrieri che portano avanti le proprie cause, viaggiando nell’intera galassia. Il gioco è incentrato sullo scontro come dilemma morale, ponendo al centro quello che i personaggi sono disposti a rischiare anche con un peso meccanico.
Le premesse del gioco sono molto semplici. Dopo essersi espansa nella Spirale, ovvero l’intera porzione di spazio colonizzata dall’umanità, quest’ultima ha iniziato a rivoltarsi contro sé stessa. Lotte intestine e tradimenti hanno gettato la Spirale in una guerra. Fazioni ispirate alle più svariate nature si contendono risorse continuamente, mettendo i sistemi a ferro e fuoco.
Recensione di Saints of War: Opzioni per il Personaggio
I Saint, i monaci guerrieri di cui sopra, appartengono a diversi Ordini Arcaici, ognuno intento a portare avanti la propria agenda. La differenza degli Ordini rispetto alle altre fazioni è però l’obiettivo di preservare la Spirale, anziché conquistarla. Questi sono presentati sul manuale con tanto di descrizione delle loro metodologie e obiettivi, a differenza delle altre fazioni (che sono create dal GM a seconda delle esigenze narrative e drammatiche della campagna).
Ogni Ordine Arcaico è guidato da un’Intelligenza Artificiale che ne stabilisce i movimenti e gli intenti. L’Accademia Dorata, ad esempio, si dedica alla preservazione della conoscenza. I Custodi del Cancello di Piombo controllano una colonia penale interstellare il cui compito è ora quello di attirare a sé chiunque meriti la reclusione. Il Magisterium Argenti persegue la pace attraverso soluzioni diplomatiche o il sotterfugio. L’Ordine Ermetico dell’Arsenico è invece uno dei più misericordiosi nel tentativo di preservare i rifugiati della Spirale e tutto ciò che rappresenta un’anomalia.
Worldbuilding
L’Ordo Ferroque è il più bellicoso degli Ordini Arcaici e non esita a usare la violenza contro chi cerca di conquistare la Spirale. Quello del Platinum Solis è invece il più ermetico; i suoi obiettivi sono incomprensibili ai più, ma si teorizza siano volti a proteggere l’umanità da una futura minaccia comune. La Prima Forgia Mercuriale preserva le innovazioni e la ricerca scientifica. Il Priorato del Sale, infine, ha l’obiettivo di proteggere tutti i liberi cittadini della Spirale e sradicare il male dove lo incontra.
Ogni Ordine Arcano permette di scegliere tra tre Discipline, antiche tecniche belliche transumane. Si tratta di poteri passivi che rendono i Saint molto più che umani, ma che danno accesso anche un effetto Exalt, dal potere inimmaginabile. Solo per fare un esempio, la Disciplina delle Coscienze mette a disposizione la Tecnica Fenditura, che genera armi in grado di ledere la materia e l’immateriale. Il suo effetto Exalt permette di danneggiare e distruggere per sempre il concetto stesso di un individuo o un oggetto.
Altra fase di creazione nelle mani dei giocatori è quella dedicata al worldbuilding, che ha un’apposita sezione dedicata nel manuale. Riprodurre l’ampiezza e la varietà della Spirale sarebbe stato semplicemente impossibile, quindi sta ai giocatori creare assieme Sistemi e Pianeti. A supporto di questa meccanica c’è un sistema di Tag che permette di avere subito chiare le specifiche di ognuno di essi, attraverso le quali far progredire il gioco.
Saints of War: Recensione del’Ambientazione
Le fonti d’ispirazione citate in Saints of War sono svariate. Da Westworld a Star Trek, dal Ciclo delle Fondazioni a Dune. Anche il media dei videogiochi ha un forte impatto, ma sui citati Mass Effect e Destiny 2 spicca sicuramente Warframe. L’estetica dei Saint, i loro poteri e il loro modo di agire ricorda estremamente da vicino i Tenno del gioco free-to-play di Digital Extremes.
I Saint non sono altro che comuni umani che hanno scelto di entrare nelle fila degli Ordini Arcaici, rinunciando alla memoria del proprio passato pur mantenendo la propria personalità. I loro corpi sono stati trasformati con tecnologie perdute e le loro menti fuse con quelle dei loro predecessori. Coscienze che diventano parte integrante delle meccaniche di gioco, e non un semplice elemento descritto o recitativo. I Saint ottengono così enormi poteri e la possibilità di indossare gli Shell. Tramite queste tute-corazze diventano virtualmente invulnerabili, e capaci di utilizzare Discipline.
Il che porta a un aspetto fondamentale del gioco. I Saint sono in grado di spostare con facilità l’ago della bilancia. Ferirli è un’impresa degna d’un arsenale planetario, ucciderli virtualmente impossibile e comunque ritornerebbero in vita dalle matrici in cui sono stati creati. I loro poteri possono annichilire un intero pianeta. Quindi dov’è la sfida?
La Posta in Gioco
Saints of War utilizza un sistema di gioco ispirato al canadese Fari RPG e ancor di più ai sistemi Forged in the Dark nati dalla mente di John Harper. Meccaniche dal taglio fortemente cinematografico, tant’è vero che scandiscono rigorosamente i tempi di gioco in missioni. Soprattutto troviamo meccaniche “fiction first”, in cui il tiro di dado viene composto a valle delle scelte prese in gioco.
L’esito del tiro è determinato dal posizionamento narrativo in quel momento. Questa è misurata attraverso l’Efficacia (Limitata, Normale o Superiore) e il Rischio (Basso, Moderato o Alto). La combinazione di questi due fattori permette al GM di determinare quanto l’esito di un’azione avrà impatto sul gioco, e quanto gravi saranno le sue conseguenze in caso di fallimento totale o parziale.
Ma personaggi come i Saint si troverebbero fin troppo spesso ad affrontare sfide comode. Quello che rende il gioco interessante è proprio considerare la Posta. Avere il potere di distruggere un pianeta quanto è utile per salvarlo? Poter attraversare la galassia in un istante a cosa serve se non puoi portare con te un popolo che rischia l’estinzione? La Posta è ciò che dà un senso di sfida a Saints of War. Il senso del gioco è tutto qui: cosa si è disposti a mettere in gioco per ottenere un successo.
Recensione degli Strumenti di Gioco di Saints of War
Saints of War mette a disposizione svariati strumenti di gioco. Un forte accento è posto sull’utilizzo degli Orologi. Contatori molto utilizzati nei giochi narrativi più recenti e dal taglio cinematografico. Conti alla rovescia o misure dei progressi ottenuti, registri per azioni contrapposti prolungate o misuratori di risorse; gli Orologi sono fondamentali per dare un senso alla narrazione di Saints of War, evitando che si esauriscano in un semplice alternarsi di differenti missioni.
Una sezione intera del manuale è dedicata al Game Master, che vi troverà tutta una serie di consigli su come gestire il gioco. Si tratta di spiegazioni sui migliori stratagemmi per far fluire il gioco al suo meglio, garantendo il divertimento di tutti (Game Master compreso) senza far arenare la narrazione; e soprattutto senza renderla mai frustrante. Ci sono anche le istruzioni per condurre al meglio la Sessione Zero in cui gettare le basi della campagna, in cui rientra la spiegazione e l’adozione degli Strumenti di Sicurezza.
Infine il manuale presenta Una Soluzione Salomonica, uno scenario già confezionato con cui provare il gioco. Si tratta di una situazione che presenta comunque delle maglie piuttosto larghe. Il Game Master avrà molta libertà di movimento, e altrettanta ne avranno i personaggi. Una Soluzione Salomonica si limita a presentare un sistema in una situazione di crisi con le principali fazioni che vogliono avvantaggiarsene e alcuni PNG chiave. Da qui starà ai Saint capire in che direzione sbloccare la situazione, e come farlo.
Un Gioco per Esperti?
Se c’è un appunto che si può muovere a Saints of War, è una leggera pecca nella presentazione dei contenuti. Il manuale è ben scritto, si legge davvero con facilità e ha due revisori. Il problema è che in alcuni passaggi sembra scritto per giocatori di ruolo già con una certa esperienza alle spalle. Gli autori si spendono abbastanza sulla definizione dei ruoli al tavolo ad esempio, ma il tentativo di spiegare cosa sia un gioco di ruolo risulta un po’ frettoloso.
Anche le definizioni di Concetto, Scopo e Tono della campagna risultano un po’ fumose, con degli spunti ma definizioni affidate più che altro all’esperienza e all’intuizione del lettore. Il gioco poi richiede sicuramente degli Strumenti di Sicurezza, viste le tematiche trattate e quanto possano essere messe in gioco in maniera cruciale. Tuttavia si limita a presentare rimandi esterni alla X-Card, allo Script Change e a Linee e Veli. Sicuramente rifarsi alle parole di chi li ha progettati è utile, ma lo sarebbe stato ancora di più avere un’applicazione di questi strumenti dedicata a Saints of War.
Anche il concetto di Posta e in generale il posizionamento narrativo, per quanto spiegati, a un neofita potrebbero risultare ostici, e sicuramente sarebbero più chiari dopo una lettura di altri giochi che li implementano. Si tratta comunque di sbavature veniali, che non compromettono in alcun modo la fruibilità del manuale. Solo dettagli a cui l’esperienza come autori permette nel tempo di prestare maggior cura, garantendo un ulteriore salto di qualità.
Conclusioni della Recensione di Saints of War
Saints of War è un gioco interessante per svariati motivi. Il suo design e la linea grafica lo rendono magnifico da sfogliare; sicuramente un gran bel manuale da avere in libreria. La sovracopertina dà poi un valore aggiunto notevole. Un altro pregio di questo gioco è il saper prendere elementi che sono dei topos narrativi già ampiamente sfruttati, riuscendo a inquadrarli in un’ottica originale. Lo stesso dicasi per le meccaniche, riprese in maniera evidente dalle open license di altri giochi, ma rielaborate in maniera perfettamente funzionale.
Gli amanti delle storie che abbraccino universi sconfinati e della fantascienza che più tende alla space opera ameranno di certo un gioco i cui protagonisti sono potenti monaci guerrieri che attraversano le galassie. Ma in particolar modo Saints of War è un gioco che non può assolutamente mancare in chi ama portare al tavolo con tono epico il peso di ogni scelta senza impelagarsi in troppi tiri di dado, ma mantenendo una narrazione fluida e cinematografica.
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