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Sigmata – This Signal Kills Fascists | Recensione

Dic 15, 2025 | recensioni

Oggi abbiamo il piacere di proporvi la recensione di Sigmata. Innanzitutto voglio ringraziare MS Edizioni per averci inviato una copia digitale di questo gioco di ruolo cyberivoluzionario scritto da Chad Walker. Prima ancora di iniziare questa recensione, una doverosa premessa. Come suggerisce il sottotitolo, Sigmata – This Signal Kills Fascists è un gioco fortemente politico. Quest’aspetto emergerà con forza nel corso della recensione, ma va comunque anticipato. Perché l’antifascismo non è una questione di colori o bandiere. 

La fede politica è un diritto innegabile che si esprime all’interno dello spettro della democrazia. Il fascismo non è un movimento politico: è un sistema di accentramento del potere che nega i diritti che la democrazia garantisce a tutti. Alle minoranze in maniera palese e alle maggioranze in maniera subdola. E qui la seconda premessa.

Per fascismo non si intende (solo) lo specifico regime italiano del tristemente noto ventennio. Il termine indica qualsiasi movimento politico che condivida una serie di caratteristiche: nazionalismo, autoritarismo, totalitarismo, populismo e costruzione di un nemico, interno o esterno. Il fascismo non è legato alle politiche di destra o di sinistra, e storicamente lo si è visto sposare qualsiasi colore (per quanto sia innegabilmente più a suo agio con i partiti conservatori).

Chi fosse interessato all’acquisto di Sigmata può trovarlo sullo store online di MS Edizioni al costo di 39,90 euro, copia fisica con PDF incluso. La sola versione digitale costa circa la metà, 19,90 euro. Ricorda inoltre che usando il codice NoDiceUnrolled10 potrai avere uno sconto del 10% sull’acquisto dei prodotti di MS Edizioni.

Recensione dell’Estetica di Sigmata: Arte, Non Solo Immagini

Il volume conta 346 pagine, a colori e impaginate su una sola colonna. Una scelta che si adatta bene al formato del volume, 15 x 23 centimetri. Una scelta inusuale, solitamente utilizzata per gli album fotografici, che però crea un ottimo compromesso tra la praticità di trasporto e quella di consultazione. La versione cartacea è cartonata e piuttosto solida, pensata per affrontare le battaglie che i giocatori affrontano solitamente anche prima di mettersi al tavolo. 

L’impaginazione è chiara, le illustrazioni non sono tantissime ma hanno uno stile fumettistico che enfatizza espressioni e drammaticità della scena. Alcune pagine divisorie sono pensate per richiamare lo stile di vecchi manifesti e volantini di propaganda clandestina, un tocco di stile notevole. 

Alcuni paragrafi e capitoli si chiudono con citazioni di personalità illustri per il ruolo politico, artistico o più in generale sociale avuto nella nostra società. Martin Luther King, Sigmund Freud, Michail Bakunin. E ancora i Dead Kennedys, Noam Chomsky, Albert Camus e svariati altri. Ogni singola citazione non è lasciata a caso, ovviamente, ma è densa di significato. Ognuna di esse offre uno spunto di riflessione a parte che arricchisce il volume molto più di quanto avrebbero potuto farlo svariate pagine di testo.

Sigmata: Recensione di un Gioco Cyberivoluzionario

L’editore definisce questo gioco cyberpunk, e in effetti Sigmata rientra appieno negli stilemi del genere. Questo gioco permette di mettere in scena le storie di personaggi che si oppongono a un regime oppressivo e che fa uso di tecnologie futuristiche per tenere sotto controllo la popolazione. 

L’autore ne dà tuttavia una definizione non in contrasto, ma più particolare: cyberivoluzionario. Non ne dà una particolare spiegazione, non ha la pretesa di creare un nuovo genere. Non crea un filone cyberivoluzionario o altro. Si tratta semplicemente di un neologismo per il mondo dei giochi di ruolo che lancia fin da subito un messaggio molto potente. Il tuo personaggio non è un “punk”, non è uno scarto della società. Non uno qualsiasi.

I personaggi giocanti sono Ricevitori. Sono la punta di diamante della Resistenza, il gruppo organizzato che cerca di opporsi al Regime. I Ricevitori sono la più grande speranza che gli Stati Uniti abbiano di liberarsi dell’oppressione.

Un Po’ di Ucronia

L’ambientazione di Sigmata corrisponde al mondo reale fino al 1954. Nel mondo di gioco in quell’anno il senatore Joseph McCarthy non viene condannato per la sua ignobile caccia alle streghe contro i presunti nemici dell’America, ma nel 1960 arriva addirittura alla Casa Bianca. Un mandato presidenziale disastroso, ma che mette le basi per quello che viene poi definito come il Regime.

Anziché consolidare il consenso interno con politiche mirate, i conservatori diventano reazionari; o vengono allo scoperto come tali. Il loro impegno politico si concentra quasi esclusivamente sulla creazione di un nemico sul fronte interno, in modo da canalizzare l’attenzione dell’elettorato contro di esso. La difformità diventa sinonimo di dissidenza. Omosessuali, immigrati, comunisti (nell’ampia sfumatura dispregiativa che la cultura statunitense affibbia alla vasta gamma compresa tra chi tutela il welfare state e gli anarchici): chiunque sia diverso è un potenziale attentatore all’integrità culturale dell’America.

Recensione della Lore di Sigmata

Il gioco è ambientato negli anni ‘80. La tecnologia digitale è quindi ai suoi albori, pur se con qualche licenza cyberpunk. La maggior parte delle comunicazioni, anche quelle a distanza, ha bisogno di un supporto fisico. Questo è un elemento fondamentale del gioco nella trasmissione del Segnale.

Negli Stati Uniti il Regime ha vinto e controlla tutto: istituzioni, istruzione, comunicazione, forze dell’ordine. Queste ultime, i Freedom Fist, sono la fusione dell’esercito e delle forze di polizia: un’idea che ha richiesto una modifica costituzionale ad hoc, visto che l’esercito statunitense non poteva agire contro i cittadini americani. I loro volti mascherati schiacciano il dissenso con il pugno di ferro della patria della libertà, oltre che con le sue armi più all’avanguardia.

La vera vittoria del Regime, tuttavia, non è avere il controllo degli Stati Uniti. Il fascismo ha vinto nel momento in cui ha convinto il cittadino medio ad accettare la tutela dello spirito della “vera America”, o quanto meno a voltare la faccia dall’altro lato. Il Regime ha vinto l’anima degli Stati Uniti.

La Resistenza

Fortunatamente non per tutti è così. C’è ancora una fetta di popolazione che tentenna, magari chiude gli occhi, ma non ha venduto l’anima al diavolo. Ci sono piccole aree in cui il Regime non riesce a penetrare la resistenza dei cittadini, al punto da doverle dichiarare zone da evitare persino per i Freedom Fist. Ci sono alcuni che, semplicemente, dicono no.

La nascita della Resistenza è stata mitizzata e strumentalizzata, ogni suo gesto tramutato in uno show televisivo da rivoltarle contro. Eppure non si arrende. Uomini e donne che mettono a rischio tutto, e non necessariamente la vita come cosa più preziosa da perdere, in nome della libertà. La Resistenza, a differenza del regime, deve rispettare molte più regole. Non deve diventare come il suo nemico, deve mantenere un’integrità. Il suo obiettivo non è schiacciare l’avversario, ma mobilitare gli alleati interni ed esterni. La Resistenza non deve liberare l’America, ma salvarla.

Recensione di Sigmata: le Fazioni

Il malcontento della popolazione si concentra attorno a quattro differenti fazioni.

  • I Veterani, tutti coloro che si sono allontanati dalle forze armate perché traditi da un Regime che li ha mandati al fronte a combattere in nome di una libertà che ha poi negato. Rappresentano la fazione più organizzata ed efficace dal punto di vista tattico, e la più propensa a redimere i Freedom Fist. D’altronde la facilità con cui ricorrono alla violenza e alle soluzioni estreme sono un problema non da poco per la Resistenza.
  • La Fede, un conglomerato eterogeneo di tutte le confessioni religiose che sono state marginalizzate dal Regime. Tutti i culti che non si sono piegati al tele-evangelismo sono confluiti nella Fede, fornendo alla Resistenza i suoi uomini più motivati. Il problema è che questa motivazione sfocia fin troppo spesso nella radicalizzazione estremista che la Resistenza stessa cerca di evitare.
  • Il Partito, un gruppo di ispirazione marxista che si è avvicinato alla Resistenza in nome della difesa dei diritti dei lavoratori. Tra i principali bersagli di McCarthy fin dall’inizio della sua carriera politica, i comunisti, i socialisti, i sindacalisti e chiunque si avvicinasse a idee di sinistra è completamente inaccettabile per il Regime. Il principale apporto del Partito alla Resistenza è il suo contatto con le potenze straniere, in particolar modo l’Unione Sovietica; croce e delizia, visto che è anche ciò che più minaccia l’indipendenza dell’insurrezione americana.
  • Infine, gli Artefici sono uno dei tanti segreti della Resistenza, ma sicuramente uno dei meglio custoditi. Il Regime è di stampo fascista, e in quanto tale raccoglie le istanze della destra reazionaria, ma non di quella liberale. Un piccolo ma influente gruppo di imprenditori pronto a finanziare la rivoluzione con risorse altrimenti inaccessibili. Questo però avendo le spalle sempre coperte e agendo esclusivamente per interesse.

Ripetete il Segnale

Questo Segnale Combatte il Fascismo. Ripetete il Segnale

La Resistenza fa tutto il possibile per portare avanti la rivoluzione, ma le forze del Regime sono schiaccianti; qualsiasi battaglia convenzionale non ha alcuna speranza di successo. L’obiettivo della Resistenza è convertire quanti più americani possibile alla propria causa attirando nel frattempo tutto l’aiuto possibile dall’estero, ma ad ogni passo il rischio di essere soverchiati è semplicemente incalcolabile.

Eppure fino ad oggi il Regime non è riuscito a trionfare, non del tutto. Questo perché c’è il Segnale. La Resistenza cerca di ottenere temporaneamente il controllo di ogni stazione o ponte radio, è disposta a sacrificare i propri uomini per trasmettere questa sequenza numerica dall’origine sconosciuta. Al punto tale che il suo motto è diventato “Questo Segnale Combatte il Fascismo. Ripetete il Segnale”. Parole che hanno assunto un doppio valore. In senso figurato ogni membro della Resistenza deve farsi portavoce dei suoi valori, incarnare il segnale e ripeterlo, diffonderlo agli altri. Ma in senso letterale, deve trasmettere il Segnale. Perché?

Recensione dei Personaggi di Sigmata: i Ricevitori

Non si sa esattamente a cosa sia dovuta l’esistenza dei Ricevitori, solo che si tratta di qualche esperimento del Regime sfuggito al suo controllo. Un tentativo di creare nuove armi che gli si è rivoltato contro. Quando un Ricevitore capta per la prima volta il Segnale, il suo corpo cambia in maniera radicale e definitiva. I suoi stessi tessuti si trasformano, facendolo rassomigliare più a un cyborg che a un essere umano; donandogli un corpo in grado di compiere imprese straordinarie e di accedere a poteri ineguagliabili.

Un Ricevitore diventa l’asso nella manica della Resistenza, perché da solo è un grado di capovolgere completamente le sorti dell’Insurrezione Americana. I Freedom Fist non sono più un problema, così come non lo sono le agenzie di spionaggio del Regime. Finché il Segnale viene trasmesso, il Ricevitore incarna tutte le speranze dell’America. Finché il Segnale viene trasmesso. Quando il Regime riesce a sopprimerlo (e ci riesce sempre, si tratta solo di capire se il tempo a disposizione della Resistenza sarà poco o pochissimo), il Ricevitore perde gran parte dei suoi poteri. Rimane più forte di un individuo normale, più forte di un Freedom Fist. Ma se privato del Segnale nel bel mezzo dell’azione, non avrà altra possibilità che soccombere.

Creazione del Personaggio

I giocatori sono chiamati a interpretare un Ricevitore, uno dei rarissimi individui in cui la Resistenza ripone le sue speranze. La creazione del personaggio è piuttosto semplice. Nel compilarne il Dossier (la scheda del personaggio) è necessario distribuire dei punti tra le sue Unità di Elaborazione. Si tratta di quattro distinti approcci: Aggressività, Astuzia, Giudizio e Valore. Ogni Unità di Elaborazione assume una funzione specifica a seconda della scena che si va a giocare.

Sigmata prevede infatti scene di free play, che non seguono regole particolarmente rigide, e tre tipi di scene strutturate: Combattimento, Elusione e Intrigo. A seconda del tipo di scena che si va a giocare, l’Unità di Elaborazione svolgerà una funzione differente e avrà effetti diversi. Quello che non cambia è la fase di Elaborazione Dati, ovvero la composizione del tiro.

Recensione delle Meccaniche di Gioco di Sigmata

L’Elaborazione Dati permette di tirare un numero di d10 pari al valore della Tattica scelta dal giocatore (ovvero la sua Unità di Elaborazione applicata al tipo di scena, con eventuali bonus); se il pool così composto fosse inferiore a cinque si tirano tanti d6 (detti dadi buffer) quanti bastano a raggiungerlo. Ogni risultato pari o superiore a 6 è un successo; il numero di successi indica se l’azione è riuscita, quanto bene e se implica delle conseguenze negative. In caso di successo è il giocatore ad avere autorità narrativa sul risultato dell’azione del suo Ricevitore; in caso contrario questa passa nelle mani del Game Master, che narra le conseguenze del suo gesto. 

Il sistema di gioco in sé per sé è semplice. Ci sono ovviamente ulteriori metodi per personalizzare il Ricevitore, con armi e con Blade, veri e propri accessori per il suo corpo cibernetico. Le sue esperienze, i suoi contatti, il suo passato fanno tutti parte del Dossier; ma le Subroutine, i poteri in grado di ribaltare le sorti dell’Insurrezione Americana, sono ovviamente l’elemento più interessante e caratterizzante.

Una Struttura a Scene

Sigmata è un gioco del 2017, e le sue meccaniche rispecchiano a pieno i giochi figli di quel periodo, una delle ondate più fresche nell’attuale panorama dei giochi di ruolo. Oltre alla gestione del free time e delle scene strutturate, il Game Master ha un’ampia sezione che lo guida passo passo nella costruzione delle missioni che i Ricevitori dovranno affrontare

Figlia di questa generazione di giochi è anche la gestione delle ricadute a lungo termine delle azioni dei personaggi. Nello specifico si tratta dell’effetto che le missioni hanno sulle quattro principali fazioni della Resistenza, sulla popolazione locale, sui membri della Resistenza in generale e sulla comunità internazionale. Questo influenzerà sia le possibilità di gioco, sia soprattutto la potenza e la durata del Segnale. E come detto, un Ricevitore non vuole restare senza Segnale.

Recensione di Piccole Sbavature in Sigmata

Se c’è una critica da muovere al sistema di gioco di Sigmata è che, pur partendo da una meccanica estremamente semplice, diventa particolarmente articolato e complesso da padroneggiare. In parte è dovuto al fatto che il gioco non vuole limitare l’esperienza alle missioni dei Ricevitori, anzi; per quanto siano la maggior parte delle scene giocate, sono prettamente strumentali a determinare l’andamento dell’Insurrezione Americana. Questo ovviamente richiede una serie di criteri da gestire che complicano il gioco, ma è un tasso di scambio più che accettabile per l’esperienza proposta dall’autore. Si sarebbe però potuto lavorare di più sulle scene strutturate. Sarebbe stato d’aiuto anche solo a livello d’impatto visivo del Dossier del Ricevitore armonizzare Combattimento, Elusione e Intrigo.

I tre tipi di scena strutturata lavorano infatti su una versione specifica dei “clock”: un modo di tener conto dei progressi fatti nel raggiungere un obiettivo o di quanto tangibile si stia facendo una minaccia. Ogni scena offre un “clock” di tipo completamente diverso. Certo parliamo di qualcosa che non intacca il valore del gioco, ma con un po’ di lavoro in più sarebbe stato relativamente semplice offrire una struttura più uniforme che snellisse le mansioni del Game Master, che ha già un gran carico di lavoro.

Strumenti di Sicurezza

È la nostra lotta, ma è la mia vita

Sigmata è infatti un gioco basato su tematiche altamente sensibili. Viene proposta una panoramica dei più diffusi strumenti di sicurezza, in particolar modo la X-card. Soprattutto Walker si rifà a una frase chiave dei movimenti dissidenti: “è la nostra lotta, ma è la mia vita”. Un alleato, un attivista che partecipa a una lotta per i diritti civili, può ritirarsi quando vuole. Chi combatte per i propri diritti non ha questo privilegio.

Sigmata parla di empatia, compromesso e alleanza. Nessuno dev’essere giudicato per i limiti che sente di poter dare al proprio impegno emotivo al tavolo. Al tempo stesso, i giocatori devono essere consapevoli che stanno affrontando una narrazione condivisa incentrata proprio sul disagio che si viene a creare quando rivoluzione, dittatura, controrivoluzione e umanitarismo si intrecciano. Si tratta di un fardello emotivo non da poco.

Recensione di Sigmata: il Ruolo del Game Master

Mostra il fascismo, non essere fascista

Un’esperienza di gioco estremamente specifica, che ha il palese intento di stimolare la persona al tavolo anche una volta terminata la sessione di gioco. Sigmata porta a galla conflitti personali, contraddizioni e ipocrisie, ma anche grandi ideali e spirito di sacrificio.

Il miglior strumento di sicurezza non viene presentato nel paragrafo dedicato, ma nella sezione dedicata al Game Master: “mostra il fascismo, non essere fascista”. I personaggi non giocanti non devono essere un modo per perpetrare indirettamente motti, slogan e comportamenti oppressivi, riflettendoli nel gioco. Il modo migliore per far percepire il fascismo ai giocatori è mostrandone gli effetti. Sbraitare offese al tavolo in preda al furore interpretativo lascia il tempo che trova e può far male a qualcuno. Mostrare cosa accade in strada alle vittime di quelle offese lascia segni molto più profondi, ma in maniera molto più delicata.

Conclusioni della Recensione di Sigmata

Ci sarebbe ancora moltissimo da dire su Sigmata. Sull’ambientazione, sul modo in cui le meccaniche permettono di espandere le conseguenze del gioco sul futuro dell’Insurrezione Americana, sull’impatto che può avere sul tavolo da gioco. Ma alla fine ciò che conta davvero è il valore di questo gioco.

Fin troppo spesso si sente ripetere una voce che chiede di tenere la politica lontana dal gioco. Sigmata – This Signal Kills Fascists parla invece proprio di consapevolezza. Ogni forma di narrazione è di per sé un atto politico, che lo si voglia riconoscere o meno. Sigmata non fa che portare questo concetto all’ennesima potenza, utilizzando il gioco non per fare propaganda, ma per far passare un messaggio incontestabile: il fascismo è un crimine, non un’opinione. E non lo fa in maniera didascalica, ma facendo vivere un’esperienza estremamente mirata. 

Non abbiate paura. Provate questo gioco. Fatevi male nel provarlo, e scoprite cosa significhi fare gruppo per evitare di farvi male a vicenda. E soprattutto ripetete il Segnale. Questo Segnale uccide i fascisti.

Se ti è piaciuta questa recensione di Sigmata – This Signal Kills Fascists, continua a seguirci per altre recensioni sul mondo dei giochi di ruolo!

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AUTORE

Stefano Buonocore
Cinquanta per cento Mago Merlino e cinquanta per cento Anacleto, affetto da una profonda dipendenza da tutto ciò che è narrazione. Che riesce a soddisfare coniugando le sue principali passioni, la scrittura e il gioco di ruolo.

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