In questa recensione abbiamo il piacere di parlarvi di Borg of Pripyat, la nuova incarnazione che Collettivo Antracite ha voluto dare a Dawn of Pripyat, il suo primo gioco di ruolo. Innanzitutto vogliamo ringraziare Sergio e Stefano Trenna per averci inviato una copia digitale del manuale.
È possibile acquistare Borg of Pripyat sullo store digitale di Collettivo Antracite, al costo di 29,90 euro per la versione fisica, con il PDF incluso. La sola versione digitale si può invece acquistare per 15,50 euro. Il gioco dispone anche di una discreta sezione di materiali scaricabili, validi anche per il gioco originale. Tra questi c’è anche la possibilità di rendere la propria esperienza interattiva con l’ambientazione ufficiale.

Recensione di Borg of Pripyat: il Manuale
Borg of Pripyat è un manuale di 160 pagine, snello e pratico da consultare. Indispensabile, anche perché di stratta di un volume ricco di tabelle, indispensabili per la natura del gioco. Tuttavia non si percepisce assolutamente in maniera pesante, soprattutto perché il manuale ha trovato un perfetto equilibrio nella sua veste grafica.
Raggiungere un compromesso tra l’estetica metalpunk dei giochi borg-like e lo stile artistico di Collettivo Antracite non è stato facile, ma il risultato è stato impeccabile. Acidità e brutalità si fondo alla perfezione, senza sbilanciamenti, rendendo il volume molto spiacevole, ma nel senso buono e desiderato da chi l’ha progettato.

Un Cambio di Sistema
Borg of Pripyat, come anticipato, è una conversione di Dawn of Pripyat dallo Year Zero Engine al sistema di Mörk Borg. Due sistemi di gioco di enorme successo, entrambi nati in Svezia sotto l’ala di Free League, ed entrambi disponibili tramite SRD. La prima versione del gioco ha sfruttato un motore di gioco che pone grande enfasi sulla gestione delle risorse. Questo ha permesso un buon successo in crowdounding che ha a sua volta guadagnato una nicchia per Collettivo Antracite nel panorama dei GdR italiani.
La scelta di trasformarlo in un borg-like ha ovviamente cambiato il focus del gioco, spostandolo su un maggiore dinamismo e su uno stile più grottesco. Per avere un’idea più precisa di Dawn of Pripyat può essere utile leggere la nostra recensione.

Recensione delle Meccaniche di Borg of Pripyat
Il regolamento di Borg of Pripyat è estremamente semplice, punto di forza di tutti i borg-like. Le meccaniche incarnano i principi dei giochi Old School Reinassance, recuperando linearità priva di sovrastrutture. Il gioco fa largo uso delle tabelle casuali, pronte per ogni occasione, integrandovi anche le meccaniche per la gestione della contaminazione da radiazione. In particolar modo sono stati adattati con grande efficacia i poteri paranormali, che erano uno dei punti più interessanti della prima versione del gioco.
Le opzioni di gioco per i personaggi sono dieci (come da tradizione dei giochi OSR, questo permette una creazione completamente randomica del personaggio). Combattente o Criminale, Esperto in Telecomunicazioni o Esploratore, Medico, Negoziatore, Ribelle, Scienziato o Tecnico. Un passaggio più approfondito merita lo Skelet, un umano radicalmente mutato dalle radiazioni le cui capacità sono direttamente legate ai poteri paranormali.

L’Ambientazione del Gioco
L’ambientazione di Borg of Pripyat resta immutata rispetto all’originale da cui è ripresa. Si tratta di una distopia dai tratti post-apocalittici in cui l’Unione Sovietica non è mai crollata grazie all’eridite. Questo materiale alieno ha permesso all’URSS di avere una fonte di energia avanzatissima, ma con effetti collaterali devastanti sull’ambiente e le creature viventi.
Il gioco si snoda per le strade della città abbandonata di Pripyat, dove il pericolo di incappare in segreti ancestrali e perversi non è minore rispetto a quello di minacce più letali e immediate. Fazioni e gruppi di interesse intessono le loro fritte trame per perseguire i propri scopi, e i PG rischiano di restare intrappolati tra le loro letali maglie.

Conclusioni della Recensione di Borg of Pripyat
Borg of Pripyat è sicuramente un’operazione editoriale particolare. Coraggiosa, per certi versi, perché non è scontato che chi ha amato Dawn of Pripyat sia interessato anche a questa seconda versione. Perché bisogna ammettere che a una così breve distanza di tempo, il rischio di sovrapposizioni è molto alto. E Dawn of Pripyat si basa sicuramente su un sistema di gioco che, pur mantenendo freschezza e semplicità, è comunque più strutturato e permette un gioco che offre maggiore profondità.
La nuova versione riesce tuttavia nell’intento di dare una nuova prospettiva, un diverso modo di vivere lo stesso gioco senza tradirne lo spirito. Più adatto a sessioni rapide e one shot, o comunque a campagne brevi, Borg of Pripyat merita comunque un posto in libreria accanto a Dawn of Pripyat sia per chi ha amato quest’ultimo, sia per chi è un affezionato giocatore di giochi borg-like.


0 commenti